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Lafcadio Hearn e il mal di Giappone

Postato da Alberto Bertolazzi il
Lafcadio Hearn e il mal di Giappone

Quant'è lontano il Giappone? Partiamo da qui: poco più di cent'anni fa era lontanissimo. Quando l'Exposition Universelle di Parigi nel 1900 portò in Europa oggetti e immagini provenienti dal Giappone, nessuno conosceva abitudini, storia, struttura sociale, religione o politica del Sol Levante. Il merito dell'Expo fu quello di accendere l'interesse degli europei verso gli antipodi. Fu proprio l'Expo di Parigi a rendere famoso Lafcadio Hearn, alias Koizumi Yakumo. Alla sua vita hanno dedicato una commedia in Irlanda (The Dream of a Summer Day) e una serie televisiva in Giappone (Nihon no omokage). E tutto sommato non ci starebbe male una pellicola hollywoodiana.

La prima parte della sua vita – quella in cui Lafcadio fa il giornalista negli Stati Uniti ancora di frontiera, sposando una donna africana e pagandone le conseguenze – è di sicuro un film d'avventura. La seconda parte – quella in cui Lafcadio, irlandese nato in Grecia, trova una nuova patria dalla quale non se ne andrà fino alla morte – è probabilmente un film d'amore. La città in cui incontra il proprio destino è Matsue, nel Giappone occidentale. Grazie ai buoni uffizi di Basil Hall Chamberlain, uno dei più importanti yamatologi britannici, ottiene un posto di insegnante. Durante i suoi quindici mesi di permanenza a Matsue, Hearn sposa Koizumi Setsuko, legata a una famiglia di samurai, dalla quale ha quattro figli. Diventa cittadino giapponese e nel 1896 assume il nome legale di Koizumi Yakumo. Koizumi è il cognome di sua moglie e Yakumo significa "dove crescono molte nuvole". Dopo essere stato greco ortodosso e cattolico romano, diventa buddista.

Nel frattempo completa il suo libro Glimpses of Unfamiliar Japan, che lo renderà famoso e porterà in Occidente i suoi racconti affascinati e suggestivi; poi ottiene un lavoro giornalistico con il quotidiano in lingua inglese Kobe Chronicle e nel 1896, con l'aiuto di Chamberlain, inizia a insegnare letteratura inglese all'Università Imperiale di Tokyo. Si lega quindi indissolubilmente al Giappone e non smette di scrivere. Nei suoi articoli parla degli abiti tradizionali e del senso dell'onore, racconta dei piccoli fatti di tutti i giorni ma anche della filosofia che pervade ogni aspetto della società nipponica, comprese le arti marziali: "Chi in Occidente avrebbe potuto elaborare questo strano insegnamento: di non opporsi mai alla forza con la forza, ma solo di usare la forza del nemico contro il nemico stesso? Sicuramente nessuno! La mente occidentale sembra lavorare in linea retta; l'orientale, in curve e cerchi meravigliosi."

Hearn ha un vero, profondo, amore, per i piccoli oggetti che vede nei mercatini: "... Tutto è di una bellezza squisita, che si tratti di una coppia di bacchette in un astuccio di carta o di un pacchetto di stuzzicadenti in legno di ciliegio... Il più grande dei bastimenti che attraversano il Pacifico non basterebbe a contenere tutte le cosucce che qui ti tentano, perché, anche se non te lo confessi, ciò che vorresti portarti a casa non è solo la merce della bottega, ma la bottega stessa, e il venditore, e l’intera via delle botteghe con tutto ciò che racchiudono. Anzi, è tutta la città, con la baia e le montagne che l’abbracciano... infine, l’intero Giappone e quei quaranta milioni di individui che formano il popolo più gentile e ospitale dell’universo". Ecco perché dopo la morte, avvenuta nel 1904 per insufficienza cardiaca, Hearn è diventato un eroe. Come ha scritto Martin Fackler sul NY Times, "i suoi libri sono custoditi in Giappone come una miniera di leggende e racconti popolari che altrimenti potrebbero svanire, perché nessun giapponese si è preso la briga di registrarli."

Le immagini che accompagnano l’articolo e la citazione di Hearn nell'ultimo paragrafo sono tratte dal libro Giappone in 100 oggetti, che racconta la società e la cultura nipponica attraverso gli oggetti più significativi – dai più noti e banali ai più sconosciuti – del Sol Levante.

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