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Le mele di Mister Jobs

Postato da Alberto Bertolazzi il
Le mele di Mister Jobs

Una delle domande che s’è  sentito fare più spesso era: “Perché proprio una mela”? Steve Jobs non brillava per pazienza, come sanno tutti coloro che hanno lavorato con lui. Eppure a questa domanda non si stancava di rispondere: “Perché proprio una mela”?

Primi anni Settanta, California. È il luogo e il tempo giusto per chi vuole realizzare un sogno. Steve sa poco del futuro ma sente benissimo i morsi della fame. Vive elemosinando piatti di minestra al tempio buddista e raccogliendo lattine che rivende a pochi centesimi. In tasca, alla fine della giornata, resta poco. “C’erano questi amici che mi ospitavano. Al market sotto casa con due dollari potevi comprare un po’ di birra e un sacchetto di mele. Così, per molti mesi, quella è stata la mia dieta”…

Qualche anno dopo, a Cupertino, Steve incontra un altro Steve (Wozniak) e insieme fondano un’azienda di hardware. Il giorno che decidono il nome, Jobs non la smette di canticchiare Imagine di John Lennon. “Ti piacciono i Beatles, eh?”, gli chiede Wozniak. Jobs alza le spalle, glissa sull’ignoranza dell’amico e sorride: “Apple, ecco come la chiameremo!”, prendendo ispirazione dalla Apple Records, l’etichetta sviluppata dai Beatles nel 1968.

Qualche mese dopo, nel garage dei Jobs, si sta ancora discutendo. “Ok, Apple. E il logo”? Regis McKenna, un guru del marketing di allora, disegna un albero, un uomo appoggiato al fusto e una grossa mela che gli pende sulla testa. È Newton, l’uomo che ha cambiato la scienza. Ma è un disegno complesso, non immediato da decifrare, un po’ cervellotico. Prima si esclude l’uomo, poi si esclude l’albero. Resta la mela. Decidono di fare altre prove, ma il risultato li scontenta: “Non si capisce se è una mela, una ciliegia o una pesca. Manca qualcosa”. Aggiungono una foglia: le cose migliorano ma la confusione rimane. Per fortuna esistono la birra e gli amici, per discutere di qualunque cosa. Quella sera si parla di cosa scrivono i giornali su Alan Turing, l’uomo che ha inventato il metodo per costruire i computer, morto 22 anni prima. “Pare che non sia stato un suicidio e che l’abbiano ucciso”… “E come avrebbero fatto”? “Sembra che sotto il suo letto avessero trovato una mela avvelenata appena morsicata”… “Ah, sarebbe buona questa: Turing come Adamo, Eva e Biancaneve”… La mela morsicata… Ecco quello che ci voleva: il morso avrebbe dato idea delle proporzioni e chiarito di quale frutto si trattava, e il logo sarebbe stato intriso di simboli e di promesse. “Più avanti fu evidente - dirà Jobs anni dopo - che avevamo fatto Bingo. La mela è considerata un cibo salutare, ma al tempo stesso tutti pensano al frutto proibito del Paradiso. A me ricordava i tempi difficili del college, a Woz la grandezza di un genio del nostro campo. E alla fine portava con sé lo slogan che ci ha resi famosi: Take a Bite of Apple, cioè Mordi la mela”!

I disegni che accompagnano questo articolo sono di Carlotta Notaro e sono tratti dal libro Io sono Steve Jobs di Alberto Bertolazzi, una biografia “raccontata in prima persona” dal guru della Apple.

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