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Marie Curie, la donna che visse cinque volte

Postato da Alberto Bertolazzi il
Marie Curie, la donna che visse cinque volte

Aveva quattro anni, Marie, quando strinse un patto con Bronislawa e con tutte le donne: “ci aiuteremo sempre, vi aiuterò sempre”. Si sentiva in colpa, perché aveva in qualche modo umiliato la sorella. Bronislawa aveva sette anni ed era molto intelligente, ma proprio non riusciva a leggere il libro che il padre le aveva regalato. Marie, spazientita, le aveva strappato il testo di mano e aveva cominciato a leggerlo fluentemente. Poi aveva restituito il libro alla sorella, lasciando tutti a bocca aperta. Era sorpresa e ammirazione, ma lei credeva fosse disapprovazione. Si era scusata e si era ripromessa di dare alla sorella tutto il sostegno di cui avesse avuto bisogno. Così sarebbe stato, reciprocamente, per tutta la vita. Ma d’altra parte, di cosa doveva scusarsi? Tutti avevano già capito che la campagna polacca era troppo stretta per lei.

La sua seconda vita cominciò con l’arrivo a Parigi e la Sorbona. Furono anni avventurosi. Con l’aiuto del marito Pierre Curie, al quale era legata da un solido rapporto di laboratorio, Marie dedicò giorni e notti a lavorare la pechblenda - un minerale radioattivo grezzo - finché isolò un elemento 330 volte più attivo dell’uranio, che decise di chiamare polonio. Purtroppo non era ancora il Sacro Graal. Fu alla fine del marzo 1902 che le provette si illuminarono dei bagliori azzurrognoli, flebili, del radio. Per estrarlo, Marie lavorò tonnellate di pechblenda, sciogliendo, filtrando e misurando instancabilmente. Grazie a quel nuovo elemento la storia della scienza sarebbe cambiata e Marie avrebbe spinto il mondo femminile fuori dal medioevo. Nel 1903 fu la prima donna a ricevere il premio Nobel.

La sua terza vita iniziò il giorno che un poliziotto bussò alla porta della casa di campagna. Pierre, l’adorato collega di ricerca, il padre delle sue figlie, era stato travolto da una carrozza a Parigi. Dopo i suoi funerali, la cattedra di fisica generale alla Sorbona venne offerta a Marie. Mai nessuna donna aveva raggiunto un posto di tale prestigio nel mondo accademico.

La quarta vita aveva i baffi di Paul Langevin, collega di Marie a Parigi. Probabilmente non furono i suoi baffi a stregarla, forse ebbe una certa importanza l’ambiente stimolante in cui cominciarono a frequentarsi, sta di fatto che la Curie e Langevin intrapresero una relazione sentimentale durante il primo congresso Solvay, nel 1911. La cosa diede notevole scandalo, anche perché Langevin era sposato. Quando, nel dicembre dello stesso anno, l’Accademia Svedese si riunì per attribuire il premio Nobel per la chimica, il disappunto dei colleghi francesi era ben più che un mormorio e la storia d’amore era già finita sui giornali. L’Accademia decise di assegnare ugualmente il premio alla Curie, suggerendole però di non presentarsi alla cerimonia. Marie se ne fece un baffo delle raccomandazioni: si presentò a Stoccolma ed orgogliosamente ricordò che mai nessuno prima - uomo o donna - aveva ottenuto due Nobel (per di più in due ambiti differenti: la fisica e la chimica). Mentre Langevin affrontava alcuni duelli per difendere il proprio e l’altrui onore, Marie si preparava alla sua ultima avventura.

La quinta vita cominciò con lo scoppio della prima guerra mondiale e finì in un sanatorio in Alta Savoia, nel 1934. Durante la Grande Guerra, Marie sperimentò la radiografia sui campi di battaglia, anticipando uno degli utilizzi più importanti delle sue scoperte. Sull’onda della propria popolarità, la Curie divenne una specie di calamita per i soldi: grazie a lei, nacque l’Institut du Radium, oggi Istituto Curie, e fu possibile raccogliere fondi per proseguire le ricerche sul radio. Il prezioso materiale fu probabilmente anche la causa della malattia che portò Marie alla morte. Quando, sessant’anni dopo, la sua salma fu trasferita dal cimitero di Sceaux al Pantheon di Parigi, la bara dovette essere avvolta in un involucro di piombo per proteggere l’edificio da possibili contaminazioni.

I disegni che accompagnano questo articolo sono di Elisa Bellotti e sono tratti dal libro Io sono Marie Curie di Enrico Lavagno, in cui la scienziata di origine polacca si racconta “in prima persona”, con un linguaggio semplice e confidenziale, scrivendo una sorta di diario autobiografico. A questo indirizzo è possibile vedere l'intervista fatta da Diana Bertinetti a Elisa Bellotti.

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