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Squali, dominatori fragili

Postato da Alberto Bertolazzi il
Squali, dominatori fragili

Cosa disturba i nostri sogni più di un’enorme bocca spalancata piena di denti e pronta a inghiottirci? La bocca è quella del gigantesco squalo di Jaws, il film diretto da Steven Spielberg nel 1975 che ha inaugurato la stagione della “squalofobia” - o, come la chiamano gli esperti, della selacofobia. La paura verso i grandi predatori dei mari è stata alimentata fin dall’antichità da leggende e miti, ma in tempi recentissimi è stata manipolata da libri e pellicole, fino ai recenti b-movie in cui gli squali sono poco meno che grotteschi mostri alla Godzilla. Risultato? Presso il grande pubblico se ne sa meno di quello che se ne sapeva quarant’anni fa. Così rischiano di passare inosservate le notizie che rivelano tutta la debolezza dei dominatori dei mari.

Profondità. Uno studio del Massachusetts Institute of Technology illustra che i grandi squali bianchi si avventurano in acque sempre più profonde e sempre più lontane dalla costa atlantica degli Usa. Perché? Una possibile risposta: per sfuggire all’unico vero nemico - l’uomo - e ai pescherecci che catturano ogni anno moltissimi esemplari.

Plastica. Il Center for Ecology and Conservation dell’Università di Exeter rivela che centinaia di squali e razze ogni anno rischiano di morire impigliati nella plastica. Come non bastasse, è ormai comune l’assunzione indiretta della plastica nell’alimentazione: infatti, importanti quantità di polivinilcloruro, una microplastica comune negli oceani, sono state rilevate nelle sardine e in altri pesci azzurri, che fanno parte della dieta degli squali (e degli uomini, tra l’altro).

Veleni. Una ricerca eseguita su 43 squali bianchi al largo delle coste del Sudafrica ha confermato notevoli concentrazioni di mercurio, arsenico e piombo nel sangue. I livelli non sembrano ancora allarmanti, ma denunciano la sicura presenza di queste tossine nelle prede e di conseguenza di pericolose sostanze inquinanti anche nei mari più lontani dalle coste industrializzate.

Acidificazione. Secondo i ricercatori dell’università sudafricana di Stellenbosch, l’acidità delle acque oceaniche - a causa dell’innalzarsi dei livelli di anidride carbonica - sta aumentando. Questo fenomeno potrebbe portare alla corrosione dei denti e delle scaglie degli squali, con un impatto più significativo e potenzialmente letale su alcune specie rispetto ad altre.

Finning. È una pratica crudele ed illegale in molti paesi del mondo, ma non in tutti. Agli squali catturati vengono tagliate le pinne dorsali, poi spesso gli esemplari feriti vengono ributtati in mare, dove muoiono dopo lunghe sofferenze. Secondo gli esperti dell’associazione californiana Sylvia Earle Alliance - Mission Blue, il finning è un problema globale ed è iniziato negli anni Ottanta. Le pinne di squalo possono valere 100 dollari al chilo: si tratta di un grande business, che attrae uomini d'affari taiwanesi in paesi come Spagna, Costa Rica, Messico, Ecuador. Le pinne acquistate direttamente dai pescatori locali vengono inviate a Hong Kong, che è il fulcro dell'industria taiwanese del finning. E da Hong Kong vengono distribuite in tutta l'Asia, in un ricco flusso commerciale.

Quindi lo squalo, una delle specie viventi più antiche del pianeta, è ufficialmente a rischio estinzione: a partire dalla metà del Novecento, tutte le ricerche evidenziano un drastico calo della popolazione. Può darsi che gli squali siano ancora poco amati, e il terrore nei loro confronti sia vivo, soprattutto tra chi non li conosce. Quello che è certo è che dietro la loro maschera terribile si nasconde un dominatore fragile.

I disegni che accompagnano questo articolo sono tratti dal libro Squali, i dominatori dei mari (titolo originale: PNSO Marine Life Museum - Sharks and Their Relatives) di Zhao Chuang e Yang Yang, in cui schede scientifiche e favolose tavole a colori descrivono in modo realistico le specie più impressionanti.

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